lunedì 6 febbraio 2012

Gatti nere e Streghe



La caduta dell’Impero Romano fu un evento che segnò l’Europa per secoli: determinò l’ingresso nel medioevo, fece da spartiacque fra la definitiva fine della religione pagana e la consacrazione del Cristianesimo. L’Impero scomparve insieme ai suoi tanti Dei, ai suoi tanti culti e, come spesso accadde, quello che era santo per la precedente religione, divenne malvagio per quella nuova. Così, in un continente dominato da popoli barbari, con una teologia contaminata e sopraffatta dalla superstizione e dalle credenze popolari del tempo, anche il gatto, venerato dagli Egizi e da molti culti pagani, venne improvvisamente considerato un essere del diavolo, da colpire e perseguitare.


Ma l’ignoranza dell’epoca non si abbatté solo sui mici: fece confondere il bello con il buono e santo ed il brutto con il male. Fu così che donne  deformi,  vecchie  signore  sole furono allontanate, relegate ai margini dei villaggi. Ecco allora che gatti ed anziane donne sole si conobbero, dandosi reciproco amore e conforto. Nacque probabilmente in questo modo quella figura che ritroviamo ancora oggi nei cortili dei palazzi, negli angoli delle nostre città, accudire con quotidiani gesti d’amore i mici e che chiamiamo con il termine popolare di gattara. E’ chiaro che quelle sfortunate signore dell’epoca erano fortemente legate ai loro gatti e quindi maledicevano e minacciavano chiunque facesse loro del male. Bastava allora che uno di questi molestatori si ammalasse o subisse una qualunque disgrazia perché venissero incolpate del fatto le povere donne. 

Stava nascendo la caccia alle streghe che caratterizzò il medioevo. 
Per la gente del tempo i gatti, che giravano soprattutto di notte, non potevano che essere le streghe stesse che assumevano tali sembianze per le loro vendette notturne. Ad influenzare la facile suggestione dell’epoca si aggiungevano i miagolii notturni dei mici nelle stagioni degli amori, che diedero origine a fantasiose storie di riti satanici e di magia nera. Il gatto, accusato ingiustamente di malvagità senza aver mai fatto nulla di male, subì il male della vera malvagità, quella dell’uomo.






(tratto da gattoamico.it)

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